Osservatorio Privilegiato: Analisi politica, economica, sociale contemporanea.

Di Antonino Schiera.

sabato 18 ottobre 2014

Il degrado delle città: cartina di tornasole di una grave crisi in atto.

Girando per le città italiane si nota la tendenza ad un degrado generalizzato, naturalmente non omogeneo, ma generalizzato.

Per degrado intendo dire per esempio il livello di efficienza dei trasporti pubblici, lo smaltimento dei rifiuti, asili nido e mense scolastiche, assistenza agli anziani. Insomma la gestione della cosa pubblica.

Di contro osserviamo che il livello di soddisfazione del cittadino medio riguardo la gestione della cosa pubblica e della politica in generale è sempre più basso.

Ma cosa sta succedendo? Possiamo dare tutta la colpa alla crisi economica in quanto tale, oppure come spesso ci capita di pensare, agli immigrati sempre più presenti nel nostro territorio?

A mio parere siamo di fronte all'azione sinergica della spending rewiew e della delocalizzazione delle tasse, termine nuovo appena coniato.

La spending rewiew non è altro che il tentativo virtuoso di migliorare l'efficienza e l'efficacia della macchina statale nella gestione della spesa pubblica, che spesso si tramuta meramente nel taglio delle risorse finanziarie, per l'incapacità dei nostri amministratori di gestire nel migliore dei modi questa trasformazione.

La delocalizzazione delle tasse non è altro invece che il tentativo, da parte dello stato centrale, di fare quadrare i conti, riversando le spese agli enti locali quali le Regioni ed i Comuni. Questo significa che le Regioni ed i Comuni ricevono sempre meno soldi da Roma e quindi si devono armare per riscuotere sempre più tasse dai poveri cittadini. Inventandone spesso di nuove e con nomi fantasiosi ed assurdi.

Questi ultimi quindi si trovano a dovere fronteggiare l'erosione dei propri risparmi e del proprio stipendio su due fronti: Stato Centrale ed Enti Locali.

Questo processo in assoluto non è sbagliato in quanto bisogna trovare un equilibrio tra i vari protagonisti e laddove persistono ancora sprechi, eliminarli.

Nel frattempo, però, la percezione dell'italiano riguardo questa trasformazione è negativa e sta portando ad una situazione del tutti contro tutti.

Antonino Schiera (Tutti i Diritti Riservati)
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martedì 14 ottobre 2014

Mondo femminile e lavoro: un rapporto in evoluzione.

L'evoluzione del ruolo della donna all'interno della società ha portato, nel tempo, una serie di cambiamenti delle abitudini e di usi non indifferenti.

Come è facile intuire ogni cambiamento comporta necessariamente l'elaborazione di una strategia diversa di approccio alla quotidianità, in quanto l'essere umano, essendo un animale abitudinario, tende a strutturare la propria vita in maniera ripetitiva per non dovere ogni volta rielaborare nuovi comportamenti, nuovi modi di fare e di interazione con il mondo esterno.

Naturalmente quanto scritto vale anche per l'evoluzione, che ha portato la donna a ricoprire un ruolo da protagonista nel mondo del lavoro. Fino a qualche decennio fa, era impensabile vedere una donna alla guida di una azienda, oppure ricoprire un ruolo di responsabilità. Ed ancora svolgere mansioni che erano riservate agli uomini in quanto attività di tipo muscolari. Nelle zone rurali, si riteneva inutile istruire le ragazze, in quanto il loro compito assegnato sarebbe stato quello di perpetuare il ruolo portante della famiglia all'interno della società, ricoprendo esclusivamente il ruolo di moglie e di mamma.

Grazie alla vigilanza sull'abbandono degli studi obbligatori, oggi questo fenomeno in Italia è praticamente scomparso ed anzi l'evoluzione della società, la maggiore disponibilità delle informazioni e della cultura in generale, hanno permesso la naturale e giusta emancipazione della donna nel mondo del lavoro.

Fatta questa breve premessa, tanto per ricordarci che ancora fino a qualche decennio fa vedere una donna indipendente ed autonoma, realizzata nel suo lavoro, era una rarità veniamo ai nostri giorni.

E lo facciamo introducendo il fattore T, ovvero il fattore Tempo o “gestione dell'agenda” come mi piace definire la circostanza.

Sappiamo tutti che il tempo non è comprimibile e nemmeno espandibile, per tutti la giornata è fatta di 24 ore e quindi la sfida è quella di riuscire nell'arco della giornata a trovare il tempo per tutto ciò che noi desideriamo fare.

Ci sono casi di persone, imprenditori specialmente, che hanno tantissimo denaro ma non hanno il tempo per se stessi, per la famiglia, per godersi una bella vacanza. La gestione del tempo è una questione che riguarda sia l'uomo che la donna, ma la domanda che dobbiamo porre a noi stessi è la seguente: “esiste un lavoro che permette di guadagnare soldi, di fare carriera e nel contempo che ci permette di gestire la nostra agenda?”

E' una domanda che le donne si pongono maggiormente. Perché per una donna è importante potersi occupare dei propri figli,  poter dedicare molto tempo a se stessa, perché no alla famiglia e nello stesso tempo potere guadagnare e fare carriera in una azienda.

Ancora oggi gli imprenditori ed i responsabili delle aziende, a parità di valore, preferiscono assumere un uomo piuttosto che una donna, dal momento che una eventuale gravidanza e poi lo svezzamento dei bimbi, hanno un costo enorme.

Naturalmente non stiamo affermando che è giusto, ma è così! Oggi è possibile fornire la migliore risposta alla questione, spianando la strada all'evoluzione dell'evoluzione del ruolo femminile, all'interno del mondo del lavoro.

Permettendo alle donne di potersi gestire in maniera autonoma, portare avanti la carriera e nello stesso tempo potersi dedicare ai propri hobby e desideri, foss'anche quello di crescere i propri figli.

E' l'evoluzione del mondo del lavoro che può vedere protagoniste le donne, in quanto sono abituate a prendere le giuste decisioni, a dare i giusti consigli, a motivare le persone e a fornire loro la giusta assistenza nella formazione di gruppi di lavoro.

Inoltre le donne hanno maturato dentro di sé il desiderio di potere affermare davanti alla collettività che esse valgono quanto gli uomini nell'ambito del lavoro, sancendo, in questo modo, la vera emancipazione.

Quella che rende la donna autonoma, permettendole l'autodeterminazione e di conseguenza un migliore rapporto con se stesse e gli uomini. Realizzando infine il miglioramento di tutta la società civile.


Antonino Schiera (Tutti i Diritti Riservati)
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mercoledì 27 agosto 2014

Siamo o No in Guerra?

Papa Francesco recentemente di fronte alla platea di giornalisti che lo seguiva nel suo volo di ritorno dalla Corea, ha dichiarato, riferendosi ai subbugli che coinvolgono il Medio Oriente, "che siamo nella Terza Guerra Mondiale, ma a pezzi".

E' una frase forte che ci impone di fare una seria riflessione su quanto sta accadendo da quelle parti.

Il focolaio di tensione più acceso rimane il conflitto atavico tra israeliani e palestinesi, che ha conosciuto negli ultimi mesi una ulteriore escalation. Foraggiando e nutrendo così, ulteriormente, le idee estreme di chi vuole una guerra totale tra i due popoli e non una pacifica convivenza. E' un conflitto quello israelo-palestinese che trova le sue motivazioni in una doppia contrapposizione: materialista la prima, religiosa la seconda. Una situazione esplosiva che si autoalimenta, dove i dogmi del benessere economico (controllo delle vie di comunicazione, controllo dei territori, espansione urbana) alimentano quelli di tipo religioso e viceversa.

Naturalmente questo tipo di contrapposizioni facilmente si espande e prende origine, come un cancro mortale, in altre zone dell'area in questione: Siria e Iraq in primo luogo regioni dove le ferite dell'ultima guerra tecnologica portata avanti dagli americani a caccia dei terroristi di Al Qaeda, sono ancora ampiamente aperte. Talmente aperte da permettere all' ISIS, Stato Islamico dell'Iraq e della Siria, di mettere nel carniere una serie di vittorie militari sul campo, tali da paventare una espansione pericolosa. Naturalmente quelli dell'ISIS vogliono dettare le proprie ideologie religiose per potere imporre anche il proprio potere politico ed economico a scapito dei moderati, che non tralasciano la possibilità di avere contatti ed alleanze con l'Occidente.

Non sottovalutiamo naturalmente quanto sta accadendo in Ucraina, dove un forte movimento politico e militare vorrebbe riportare la stessa Ucraina sotto il controllo di Mosca ed anche da quelle zone arrivano notizie drammatiche di violenti scontri.

Quindi stiamo assistendo al proliferare di una serie di aree di crisi militari, politiche, religiose a macchia di leopardo in una vasta zona del globo, che coinvolge in maniera trasversale tutto il mondo: la vicina Europa, ma anche e naturalmente gli Stati Uniti per le ovvie ragioni che conosciamo. Per questo Papa Francesco ha parlato di strisciante terza guerra mondiale.

Occidente contro Islam questo il vessillo, volendo generalizzare al massimo, sotto il quale si muove questa enorme contrapposizione mondiale che, per l'Europa ed in particolare per l'Italia, si materializza attraverso l'incubo di continui sbarchi di profughi disperati. Nello stesso tempo l'Europa per ora è presa dal tentativo di risolvere i propri problemi economici e non si occupa dell'evoluzione della crisi. Obama e gli Stati Uniti finora sono rimasti sostanzialmente a guardare, pur non gradendo l'affermarsi dell' Islam più estremista nei territori ricchi di petrolio.

Purtroppo i finanziatori di questo progetto, che a mio parere fa da contraltare all'appoggio degli Stati Uniti ad Israele, sono paesi di fede e tradizione islamica moderata, economicamente molto forti per via del petrolio.

Ai posteri l'ardua sentenza su come si evolverà una situazione che, per l'ennesima volta, dimostra come sia difficile per l'umanità intera vivere in pace!

 Antonino Schiera (Tutti i diritti Riservati)

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mercoledì 27 novembre 2013

Quando Nasce un Libro.

Quando nasce un libro, qualsiasi sia il suo genere, mi piace poterlo immaginare e rappresentare come una nuova stella che va a ornare il cielo.

Quando l'oscurità avrà preso il sopravvento, l'osservatore potrà godere appieno della sua luminosa bellezza.

Le stelle, come si sa sono tantissime in cielo. Malgrado ciò non riescono ad illuminarlo, non riescono ad illuminare la Terra. Le stelle impreziosiscono il cielo, lo rendono ancora più affascinante e misterioso, in quanto ogni stella, attorno a se, crea un alone di mistero e di immaginazione. Le stelle disegnano figure geometriche, ma anche immaginari disegni armoniosi e fantasiosi.

I libri sono come le stelle, illuminano il nostro pensiero, lo accompagnano verso nuovi orizzonti, lo stimolano verso nuove visioni. Alimentano la nostra conoscenza ed aprono uno squarcio nuovo verso l'infinito. I libri, come le stelle, aprono nuove vie all'esplorazione, alla curiosa ricerca del nuovo.

I libri, come le stelle, afferrano come fossero mani forti e muscolose, il bambino che è in noi, il bambino che spesso seppelliamo, ma che dovremmo sempre tenere in vita.

Quando nasce un libro, come le stelle, lo stesso libro rende felice chi lo ha scritto, chi lo ha creato.

In questi giorni è nata una nuova stella, nel cielo e spero che Voi con la Vostra attenzione, con la Vostra curiosità possiate mantenerla vivida e luminosa.



Antonino Schiera (Tutti i Diritti Riservati)

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martedì 29 ottobre 2013

Il Grande Fratello.

No, non sto parlando del Grande Fratello, infimo programma TV troppo spesso riproposto nei palinsesti televisivi, ma del Grande Fratello descritto da George Orwell nel suo famoso romanzo che descrive una società controllata, spiata, manipolata attraverso l'uso di messaggi e tecnologie subliminali.

Questo aspetto spesso dibattuto nei mass media, torna prepotentemente alla ribalta con lo scandalo che sta coinvolgendo l'amministrazione Americana di Barack Obama e, a quanto pare, anche l'intelligence Sovietica con a capo il Presidente Putin.

E chissà se anche l'Unione Europea, a tal proposito rimbalzano sui giornali le prime notizie, prima o poi non verrà beccata con le "mani nella marmellata".

Nel primo caso si è scoperto che i servizi segreti americani, hanno intercettato milioni di telefonate, anche di importanti leader politici, nell'ambito delle relazioni europee ed extra-europee. 

Invece il Cremlino è accusato di avere spiato i partner politici ed economici in occasione del G20 dello scorso anno, pensate un pò, attraverso alcuni gadget "donati" alle delegazioni Internazionali.

Il pretesto per queste azioni a dir poco imbarazzanti, nasce dalla necessità di proteggersi dagli attacchi dei terroristi stranieri.

Infatti da quando l'Occidente è stato oggetto di pesanti attacchi terroristici, New York, Madrid, Londra per citarne alcuni, i governi mondiali, in barba alle leggi sulla privacy e sulla libera espressione dei cittadini, hanno promulgato una serie di leggi, più o meno palesi, atte a garantire la sicurezza nazionale attraverso l'ascolto, le intercettazioni delle comunicazioni telefoniche, ma anche via internet. Anche con l'ausilio di sofisticati satelliti, che dall'alto possono scansionare e codificare milioni di immagini ed informazioni.

Come si fa in punta di diritto e dal punto di vista morale attaccare tale intendimento, ovvero la messa in campo di azioni volte a garantire la sicurezza delle Nazioni?

Se ci pensate bene questa situazione è un altro grande effetto negativo dell'azione dei terroristi contro l'Occidente, ovvero i poteri centrali hanno avocato a sé, un enorme ed ulteriore potere di controllo a scapito dei cittadini.

Un altro grande disagio causato dalle azioni terroristiche è dovuto dalle numerose azioni di controllo e di contrasto e prevenzione di atti terroristici, delle Polizie negli aeroporti, stazioni ferroviarie, trasporti in genere con conseguente enorme sperpero di denaro e di tempo, ma anche con una conseguente limitazione della libertà individuale dei cittadini onesti.

Quindi l'effetto di gravi e scellerati attacchi terroristici non si limita ai morti, ai feriti e ai danni materiali immediati, ma si sviluppa in un arco temporale ben più ampio a scapito dello stile di vita di noi cittadini onesti.

Antonino Schiera (Tutti i Diritti Riservati)
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giovedì 19 settembre 2013

Gli Scalatori.

Qualche giorno fa mi sono ritrovato a parlare con un gruppo di amici dell'attuale situazione economica dell'Italia.

In particolare uno dei componenti del piccolo gruppo di persone che si era venuto a formare, è rimasto tutto il tempo a cercare di spiegare i motivi che hanno portato l'Italia ad una situazione economica non proprio brillante.

Ed a conclusione del suo discorso, sicuramente dettato da una linea politica che non sto qua ad indicare, indicava tutte le soluzioni per risolvere i problemi e tutte le strategie future da adottare citando, ad ulteriore prova della validità dei suoi discorsi, illustri economisti e professori del settore.

Allora io mi sono posto una domanda, non prima di avere sottolineato in questa sede, l'importanza dello scambio di opinioni e della comunicazione che spesso ci porta ad iniziare un dialogo interiore e delle riflessioni importanti.

La domanda è questa: perché non provare noi una volta a cambiare strategia ed approccio al problema invece di volere sempre tentare di cambiare le cose? 

Ed ho pensato agli scalatori.

Immagina che stiano per "attaccare", così si dice in gergo, una cima. Immagini che gli scalatori pensino a spianare la montagna, ovvero a cambiare le cose così come si presentano? Oppure li immagini intenti ad organizzarsi con le attrezzature e con la strategia di approccio psicofisico alla cima, per affrontare al meglio l'impresa?

In economia questo si traduce in un approccio diverso nell'utilizzo delle risorse. Nel lavoro questo si traduce nella capacità di sapere cambiare e di evolverci per affrontare al meglio le novità ed i cambiamenti che ci si parano davanti. Ma anche nello sport e nello studio dobbiamo avere un approccio da "scalatore", in sostanza in tutte le circostanze della nostra quotidianità.

Rifletti su queste parole  e se vuoi lascia un commento.

Antonino Schiera (Tutti i Diritti Riservati)
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venerdì 3 maggio 2013

Valori Referenziali


Oggi parliamo di giovani e valori attraverso una lettera che ho inviato alla mamma di un ragazzo in età adolescenziale.

"Casualmente mi sono imbattuto, navigando nell'immensa rete del web, in una intervista di Umberto Galimberti nella quale presentava il suo ultimo libro: Un Ospite Inquietante.

Sono stato profondamente attratto, in quanto ultimamente le mie riflessioni ed i miei dialoghi interiori, hanno avuto come oggetto il tema dei giovani ed il loro sviluppo e ruolo all'interno della nostra società.

L'evento ritengo non sia casuale, in quanto, ho condiviso, ho vissuto, percepito, immaginato, attraverso i tuoi accorati racconti, le problematiche della scuola, luogo principe di convivenza e condivisione dei giovani.

All'interno della scuola avviene l'incontro tra le problematiche interne che attengono l'organizzazione dell'offerta formativa; esterne per quanto riguarda il back ground (vissuto personale) che ciascun ragazzo porta con se all'interno della classe.

Come una cartina di tornasole, vivente, i nostri ragazzi testimoniano il disagio che trasversalmente coinvolge, la famiglia di origine, ma anche le location psicologiche "esperienzali" (luoghi di aggregazione, dinamiche comportamentali all'interno del gruppo che in una realtà fortemente strutturata assumono molta importanza).

A questo proposito auspicherei un percorso, se non già intrapreso, da parte della scuola maggiormente cognitivo, direi quasi un approccio giornalistico che basa la propria attività su alcune semplici domande: perché, come, quando, cosa.

Ma forse anche perché padre di un ragazzo meraviglioso, che cresce ogni giorno e che trova completamento nelle sue espressioni e relazioni all'interno della società al suo primo fiorire (la classe imberbe, le feste adolescenziali, le aggregazioni nel tempo libero e nello sport), mi sono posto qualche mese fa il problema del nichilismo che tenta di penetrare indiscusso vincitore tra i giovani.

Il problema non è dire quali valori sono giusti e quali sbagliati in una società sempre più multi etnica, dove spesso assistiamo comunque al tentativo di affermazione delle tradizioni più forti. Direi piuttosto il problema è la mancanza di "valori referenziali".

Per "valori referenziali" intendo quelle linee guide tramadateci dalla nostra famiglia, che chiamo referenziali proprio perché hanno un aplomb determinante, in quanto vengono irrorati nei primi anni di vita dalle persone atte alla nostra crescita ed educazione.

Forse subentra la difficoltà di convivenza tra le diverse culture e quindi tra diversi valori e tradizioni, denotando così una profonda immaturità da parte dei componenti, i cosiddetti "primati" della nostra società.

La linea guida che accomuni le diverse sensibilità e tradizioni, dovrebbe essere la battaglia contro i disvalori quali alcool, droghe, musica a tutto volume e altre droghe mentali più o meno originali."


Antonino Schiera

(tutti i diritti riservati)